Facciamo in modo che una morte tragica e innecessaria non si trasformi in una morte inutile

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La comunità villacidrese tutta è stata scossa dal grave evento occorso la sera di mercoledì 9 settembre quando Michele Murgia, un giovane stimato e bravo autista della nostra cittadina è rimasto travolto dal crollo di un trave ed è spirato dopo una lunga agonia in attesa di essere liberato dalle macerie. I vigili del fuoco intervenuti sul posto, con ogni sforzo hanno cercato di accelerare i tempi, ma sono servite comunque alcune ore prima di rimuovere il pesante trave e riuscire a estrarre Michele dalle lamiere del camion.

La domanda che oggi, come purtroppo tante altre volte in passato occupa la nostra testa è perché?, perché, in un’epoca in cui tecnologia e norme sulla sicurezza dovrebbero consentirci di vivere e lavorare nella massima serenità, quando usciamo di casa, invece, non possiamo essere certi di rivedere ancora i nostri cari?

Un errore, se mai si è trattato di un errore, non può diventare fatale. Può esserlo se ti vai a schiantare contro un ostacolo a tutta velocità, se compi una manovra azzardata in una situazione di reale pericolo. Ma non è accettabile quando semplicemente vai a toccare una parete con il tuo mezzo. Troppo spesso negli ultimi anni si sono verificati incidenti tanto assurdi quanto drammatici, di cui il ponte Morandi di Genova non ha rappresentato che l’apice. Come vengono concepite allora le nostre strutture, come viene garantita la loro sicurezza e soprattutto quella delle più datate? Delle volte rimaniamo sorpresi dall’estrema fiscalità con cui, per esempio, siti naturali vengono interdetti al pubblico per pericoli di crolli e cedimenti. Talvolta ci sentiamo trattati come bambini, come se non fossimo in grado di badare a noi stessi e percepire i pericoli evidenti. E infatti, i luoghi più a rischio restano quelli del lavoro, in cui i pericoli sono nascosti e a fregarci è la nostra stessa fiducia, quando siamo convinti di operare avendo garantita la necessaria sicurezza. Se Michele avesse saputo che il suo automezzo, con un semplice tocco, avrebbe potuto buttare giù una parte di capannone, probabilmente avrebbe agito con maggiore attenzione e magari si sarebbe pure rifiutato di entrare e uscirci. Non sappiamo se quel capannone sia stato progettato ed eseguito a regola d’arte, è certo però che questi incidenti sono all’ordine del giorno e non è accettabile mettere a repentaglio l’esistenza di chicchessia per il solo fatto che siamo circondati da trappole pronte a scattare. Un autista di automezzi non è tenuto a sapere quali sono le conseguenze della caduta di un trave sul suo mezzo, ma se all’ingresso di tutti i capannoni, in particolare quelli prefabbricati (e di tutti i ponti carrabili), fosse obbligatorio appendere un cartello con su scritto a grandi lettere “pericolo di crollo e di morte”, e se fosse facoltà dell’autista decidere di rischiare, molte cose oggi sarebbero diverse e probabilmente avremmo strutture più sicure e molti meno morti da piangere

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