Vietato giocare a pallone

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Di Francesca Muntoni

A Villacidro, in piazza Sant’Antonio, da qualche giorno è apparso un cartello che vieta il gioco col pallone, conseguenza delle numerose lamentele da parte dei vicini adiacenti alla piazza.

Quest’ultima rappresenta da decenni un luogo di ritrovo per bambini e ragazzi di ogni età, che si incontrano per giocare a calcio o per svolgere altre attività tra di loro.

Tuttavia, il movimento portato da tali appuntamenti ha sollevato non poche proteste, riguardo appunto l’esuberanza dei bambini, che impedirebbe ai cittadini del vicinato di riposare e stare in tranquillità.

Dunque, l’amministrazione, che, come già dichiarato, da tempo riceve tali lamentele, ha deciso di porre fine al dibattito affiggendo il divieto di gioco col pallone proprio davanti alla piazza, e “trasferendo” i bambini nel parco di via Farina, con precisi turni e orari.

Si potrebbe definire una decisione avventata o poco ragionata, ma di questi tempi non è raro che un’amministrazione scelga la strada più semplice, che porti alla soluzione meno impegnativa, attenendosi a determinati schemi e protocolli, semplici, ma macchinosi. Spesso ci si dimentica di essere rappresentanti del popolo, e dunque del proprio dovere di ascoltarlo e di essere la sua voce allo stesso tempo. Il ruolo del politico ormai è stato spogliato di qualsiasi velo di passione e impegno incondizionato, per attenersi solo ed esclusivamente a ciò che viene richiesto, senza incaricarsi di cercare un dialogo in prima persona coi cittadini chiamati in causa.

È innegabile che coloro che abitano presso la piazza abbiano il diritto alla serenità e alla pace acustica, ma è allo stesso tempo impensabile vietare ai bambini il diritto al gioco, al divertimento e alla socializzazione. Quello dell’isolamento dato dai social network, ai danni delle nuove generazioni, è un tema sempre più preoccupante, in quanto queste ultime sono spinte a vivere una vita sempre più solitaria e proiettata in un mondo virtuale. Proprio per questo motivo è fondamentale preservare i luoghi come questo, dove i bambini ancora riescono a godere del tempo passato con gli amici e con un pallone.

La soluzione del parco di via Farina lascia alquanto a desiderare, poiché si tratta di un luogo lontano dal vicinato di Sant’Antonio, e che dunque i bambini raggiungerebbero con difficoltà rispetto alla piazzetta sotto casa, nella quale i genitori si sentono sicuri di poter lasciare anche i più piccoli. Il buon esempio deve arrivare dagli adulti, che devono insegnare il rispetto verso gli altri, non i divieti e le proibizioni, che non hanno mai risolto alcun problema. È compito dei genitori educare i figli al dialogo civile, all’ascolto e alla comprensione, non alle punizioni e alle imposizioni.

Così come i genitori, anche gli amministratori si possono definire degli educatori, che dovrebbero guidare la società a convivere in armonia e in pace, evitando di ricorrere subito a divieti poco ragionati e improvvisi. La società deve essere educata in giovane età a essere ragionevole e razionale, invece che autoritaria e proibizionista.

Proprio per questo è necessario che ci sia tra i cittadini, anche quelli più piccoli, la consapevolezza delle proprie azioni e il conseguente adattamento alle esigenze di chi li circonda, in modo che imparino a convivere, non ad allontanare; e a rispettare, non a vietare.

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