“Passacarte da quattro soldi”, quando il giornalismo è servile alla politica

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EDITORIALE. Anche il giornalismo sembra non essere immune da servilismo nei confronti della politica. Sempre più frequentemente è possibile imbatterci in articoli che hanno quasi del ridicolo ed è facilmente intuibile che questi siano frutto di una precisa richiesta del politico di turno. In un’amministrazione Comunale, Provinciale, Regionale e in un Governo Nazionale, non può andare sempre tutto bene. È fisiologico. Esistono però, anche nella nostra categoria, pseudo giornalisti che di domande ne fanno ben poche e si limitano a scrivere sotto dettatura (forse perché gli fa comodo in attesa di un posto nell’ufficio stampa di prossima apertura?) quello che gli amministratori di turno gli forniscono continuamente, magari senza mai interpellare chi nell’opposizione cerca di far emergere le castronerie. Purtroppo, per loro, siamo tutti di nove mesi e non è difficile capire quando uno scribacchino si palesa ed è servile alla politica, anche perché spesso si “consorziano” nel tentativo di fare terra bruciata ai propri colleghi. Ingenui! Poi ci sono alcuni amministratori, terribilmente infami, ma anche stupidi, i quali si vantano di “aver fatto fuori un certo giornalista” perché adesso ne hanno uno “al loro servizio”. Talmente ingenui che per l’ennesima volta hanno lasciato, nel loro frastagliato percorso di amministratori, prove indelebili delle loro affermazioni, che puntualmente verranno rese pubbliche da chi crede che quel mondo chiamato Giornalismo, sia fatto ancora di persone con la schiena dritta e pelo sullo stomaco. Una cosa è certa: potete evitare di parlare con “noi”, non darci informazioni, ma non riuscirete mai a tapparci la bocca.

Gianluigi Deidda