Villacidro: i mondi sommersi del “Paese d’Ombre”

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L’analisi di un paese dai mille volti oscuri.

Un efferato omicidio che ha per sfondo un mondo sommerso spesso ignorato dalle vecchie generazioni. Malessere che sfocia in finta allegria, una “festa” che non vuole mai finire, forse per dimenticare i problemi della vita quotidiana. Disoccupazione, l’illusione di sentirsi indispensabili oppure no, in un sistema produttivo sempre più distante dai reali bisogni della gente. Cosa resta per chi rimane in paese e non ha le spalle coperte da una famiglia abbiente, o per lo meno intrallazzata con i capisaldi del potere locale? Le opportunità non sono tante ma appaiono sempre e sostanzialmente legate da un unico filo conduttore: quello della politica e delle piccole logiche di un feudo ormai logoro e scomposto. L’attività politica villacidrese è ormai solo l’ombra dell’appassionata diatriba che in passato creava luoghi, per lo meno, di apparente attività e sviluppo. Ora questi luoghi sono come scatole vuote, avanzi d’avanspettacolo o vetrine che riflettono luci sempre più pallide. Prima c’erano i comunisti contro i democristiani, ovvero l’eterna lotta tra bianchi e rossi. Nello scenario in cui imperversava questa diatriba nacque il premio letterario Giuseppe Dessì, la Zona Industriale, il Consorzio Agrumicolo,  la Villaservice con intenti meno bellicosi di quelli odierni, continuava le sue storiche vicissitudini il palazzo seminariale. Esistono tutt’ora, alcune logore, alcune vuote, alcune pericolosamente pronte ad esplodere come pacchi bomba. Gli alfieri della disputa politica odierna non sembrano dare molto vigore  alla causa paesana. Indagati, condannati, sfuggenti, graziati, condonati, isolati, liquidati. Ciò che sembra resistere è solo la logica di partito che si aggira come uno spettro nelle strade vuote della sera, negli spazi pubblici semi abbandonati, nella paura e nella consapevolezza che non tutto sta andando per il meglio. Non manca l’espressione della volontà popolare. Segnali di vitalità dati da problemi tangibili che riflettono l’indignazione dei pensionati, molto spesso chiamati a mandare avanti una barca sempre più piena di figli e nipoti. Fu il caso della protesta contro i super rincari della TARI. Anche in questo caso, ciò che rimane tragicamente nelle pagine della memoria è l’ottusità della politica, il credersi immune dal giudizio del popolo da cui, il moderno feudatario eletto, si scorda di trarre tutta la sua linfa vitale. (iv)

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10 COMMENTI

  1. Un’analisi condivisibile che rispecchia la mesta realtà villacidrese. Spero che gli elettori la riflettano a fondo e l’anno prossimo sappiano scegliere nuovi amministratori che quantomeno riportino la politica a essere strumento di valore di una sana democrazia.

    • Eh certo, come no, basta cambiare potere politico e tutto si risolverà in meglio….
      Come se il problema fosse in questo o quel potere politico e non nel potere politico in sè che tende sempre e comunque a formare piccoli o grandi gruppi dediti a gestire a loro vantaggio i piccoli o grandi privilegi di cui possono godere.
      Come se davvero l’elettore potesse contare qualcosa se non nel momento in cui entra in gioco il miserevole e tacito voto di scambio (<>).

      • Pigna, sono ansioso di conoscere la tua ricetta per migliorare le condizioni del paese in cui vivi. Prendersela tout court con qualsiasi sistema politico mi pare troppo menefreghista. Finché vigono le regole democratiche che abbiamo liberamente scelto col referendum del 1946, (la Repubblica democratica) sarà il sistema dei partiti ad avere in mano le sorti del Paese. Se non condividi questo concetto e magari auspichi un regime dittatoriale, allor il discorso con me si chiude qui.
        p.s. troppo facile nascondersi con un nomignolo, abbi il coraggio di metterci la faccia quando vuoi confrontarti con gli altri.

        • 1)Nel 1946 non c’ero, quindi io non ho scelto un bel niente.
          2)Il mio nome e cognome non conta niente visto che non ho attaccato personalmente nessuno (solo Diddi sa chi sono :)…)
          3)Anche tu sei anonimo visto che il tuo nome e cognome non mi dicono niente (forse altri ti conoscono ma io non so chi sei). Quindi pari siamo.
          4)Non è menefreghismo, è constatazione della realtà. Villacidro e gran parte della Sardegna non hanno mai vissuto epoche d’oro, quindi vuol dire che i problemi sono indipendenti dal questa o quell’amministrazione politica.

  2. Con tutto il rispetto per chi ha vissuto i tempi “prosperosi” del paese e dell’area circostante, bisogna ormai accettare il fatto che il mondo è cambiato e non tornerà mai più quello di prima. Cambiare ricetta politica locale non serve. Per decenni si ha voluto portare avanti un’economia industriale, in un’isola, con tutti gli svantaggi del caso. Per anni si sono sempre rifiutate le novità e i cambiamenti, perchè “quando qualcosa va bene perchè cambiare?”. Perchè il mondo si evolve e cambia. E la situazione di Villacidro, così come degli altri paesi della zona e di tutta la Sardegna, oserei dire, è data proprio dall’ottusità generale di non volersi adeguare ai tempi. Ci ha provato Tiscali a suo tempo a diversificare, ma anche lì poi non ci si è adattati in tempo e ci si è adagiati.

    Non è una riflessione fatta con odio o critica verso qualcuno in particolare, ma è una constatazione maturata dopo esser ormai emigrato e aver visto l’effetto della politica – statale – e dell’economia – mondiale – in altre regioni del paese.

    La Sardegna vuole dare un futuro ai propri figli? Inizi a cambiare mentalità e punti tutto su cultura, servizi e tecnologia. Ci vorranno magari vent’anni per recuperare, ma così forse i neo genitori potranno ancora sperare di poter offrire ai propri figli almeno una scelta.

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