Alluvione: la Sardegna è in ginocchio

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Il maltempo ha fatto piombare l’Isola nella disperazione.

Il 18 di novembre il ciclone Cleopatra ha devastato la Sardegna. Allagamenti, frane, strade chiuse, case isolate, evacuazioni, scantinati trasformati in piscine. Sedici i morti accertati finora. Ingentissimi i danni. Analizziamo la situazione nel nostro territorio.
A San Gavino 20 persone sono state tratte in salvo dai Vigili del Fuoco e dalle squadre subacquee dei Carabinieri. L’immane quantità d’acqua ha tracimato dai due canali che delimitano il centro abitato dalla zona artigianale. Il centro abitato è stato così invaso dalla fiumana che in alcuni punti ha raggiunto il metro e mezzo d’altezza. Allagate diverse abitazioni e la Casa di riposo per gli anziani. Nella zona artigianale il livello  dell’acqua ha superato i 2 metri. I dipendenti si sono salvati salendo sui tetti e sono stati poi tratti in salvo dai Vigili del Fuoco. L’alluvione ha interessato un’area di circa 15 ettari. Purtroppo è successo anche che un nuovo macchinario, appena arrivato alla Tipografia Ghiani (costato circa 1 milione di euro), è stato sommerso dall’acqua e probabilmente messo fuori uso.

Situazione critica anche a Villacidro. La zona industriale è diventata una palude di acqua e fango, così come le campagne circostanti dove i piani bassi delle abitazioni sono stati allagati. Nel Municipio è stata predisposta un’unità di crisi e la Protezione Civile si è attivata per soccorrere le famiglie rimaste isolate in campagna. Sono state chiuse al traffico dai Carabinieri e dall’ANAS la statale 196 Villasor-Guspini e la statale 239 nei pressi di Vallermosa.

Martedì 19 ci siamo recati al Caseificio di Aresti e Muntoni, in regione Santu Miali, per verificare le condizioni disastrose create dal maltempo: si coglieva palpabile una distesa di desolazione e di paura. Anche le pecore sembravano comprendere la gravità di quanto era accaduto il giorno prima. I campi appena seminati sono diventati una pietraia, il foraggio, invaso dalla fiumana liquida, andato a male, attrezzatura ricolma di fango, reti di recinzione letteralmente divelte e trascinate lontano, macchinari forse resi inservibili.  Dopo la maledizione della lingua blu si abbatte ora l’incubo delle alluvioni che rischia di compromettere l’esistenza stessa dell’azienda. Il titolare appare scoraggiato, sconfortato sia per le ingenti perdite subite, sia per le fosche prospettive che si affacciano all’orizzonte. Riuscirà la politica a comprendere la portata di questo disastro e porvi rimedio?

Gian Paolo Marcialis

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1 COMMENTO

  1. Buonasera..in località Giana, la strada(ormai dissestata da diversi lunghi anni) è diventata ormai impraticabile. Durante l’ alluvione del 18 novembre si è trasformata in un fiume ed ora è rimasto solo un letto di sassi, di cui molti piuttosto grandi. Risulta impossibile recarci verso il paese. Spero che il Comune intervenga il prima possibile a sanare questa situazione in modo che si possa tornare alla normalità evitando di restare ulteriormente intrappolati in questa campagna .

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