Pineta del Carmine: tragedia scampata

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Lunghe estati e sonni poco tranquilli quella degli abitanti confinanti con la pineta del Carmine, fino ad arrivare a Bingiomigu, ultimo lembo delle montagne che sovrastano il Paese d’Ombre scampato alla mano criminale dei piromani. Ci avevano provato nel 2007, quando venne distrutta irrimediabilmente, e a distanza di 6 anni la mano assassina di un piromane, solo così la possiamo definire, ha tentato nuovamente di mettere fine alla tanto acclamata pineta villacidrese. 

Abbiamo intervistato Antonio Meloni, insegnante e profondo conoscitore delle problematiche ambientali del nostro paese. Vive nella via Monte Grappa dove la sua casa confini con gli ultimi pini maestosi che guardano Villacidro. Con lui abbiamo cercato di capire perché a distanza di anni non sia stato adottato un piano di sicurezza per scongiurare una tragedia, sempre dietro l’angolo.

Ci risiamo. Il fuoco fa tremare gli abitanti del Carmine?

Venerdì è andata bene. Ringraziamo i soccorsi che con  tempestività ed efficienza hanno domato l’incendio. Ma se il fuoco non fosse stato avvistato così rapidamente e si fosse levato un forte vento, forse saremmo qui a raccontare un’altra storia fatta di neri monconi al posto di verde pineta…

La pineta stava per andare in fumo.

Quella del Carmine è ormai il residuo della bellissima pineta che coronava Villacidro.  E’ la più trascurata. Gli abitanti che vi abitano intorno (Via Carmine, Via Libertà, Via M. Grappa, V. Garibaldi) hanno da tempo e ripetutamente fatto proposte perché gli ultimi pini rimasti vengano salvaguardati e nello stesso tempo venga garantita l’incolumità agli abitanti.

Questa volta ve la siete cavata solo con un po’ di paura.

La paura c’è sempre anche perché viviamo in un deficit di sicurezza. E’ imbarazzante, nel 2013, chiedere cose elementari, peraltro previste dalla normativa vigente, come mettere in sicurezza le Aree e perimetri degli  insediamenti confinanti con la pineta comunale,  prevista la Legge n° 225/1992. Tale legge impone ai Comuni di dotarsi di un Piano Comunale di Protezione Civile e del Piano Comunale di emergenza per  rischio incendi boschivi e di interfaccia O.P.C.M. 3624/07, piano peraltro già proposto dall’Amministrazione Provinciale del Medio Campidano.

Comè la situazione?

Generated imageIl disagio è palese. La gente è delusa, sbigottita, spaventata. In Via Libertà ci siamo riuniti in Comitato, e già da alcuni anni abbiamo messo nero su bianco, descritto la nostra condizione e fatto delle proposte alle Amministrazioni comunali. Questa è una strada senza sbocco. I numerosi abitanti che vi abitano (oltre 100 numeri civici, circa 400 persone), si sentono prigionieri e ostaggi di una strada-imbuto molto stretta,  un grande e lungo vicolo cieco. La mancanza di altra uscita, ostacola l’intervento da parte dei mezzi di soccorso (ambulanza, Protezione civile, Vigili del Fuoco). Durante il periodo estivo, quando incombe il pericolo degli incendi, ci sentiamo inermi. E questo non è tutto, altri gravi problemi affliggono questa zona del paese.

Abbiamo registrato  molta rabbia e malumore. Lei ha parlato di Comitato. Quali sono le vostre proposte?

Il piccolo piazzale posto in fondo a Via Libertà venga adeguatamente ampliato in modo da permettere la manovra dei mezzi ingombranti, accogliere  i mezzi di soccorso necessari in caso di incendio nella pineta o di altra calamità;

Durante l’incendio alcuni residenti hanno proclamato l’urgenza di collegare con una strada percorribile dai mezzi antincendio Via Libertà con la via Garibaldi, verso Bingiomigu e con la chiesetta del Carmine.

Generated imageE’ indispensabile che la strada abbia un’uscita alternativa. La soluzione immediata, più semplice ed economica sarebbe di allargare e rendere praticabile ai veicoli, il canale che già collega Via Libertà alla chiesa del Carmine, in modo da consentire in caso di emergenze o di calamità naturale l’avvicinamento dei mezzi antincendio, l’evacuazione dei cittadini in caso di pericolo grave ed immediato. Nel canale sovrastante le case sono ancora presenti i detriti causati dal franamento di una parte della costone,  durante l’alluvione del 21 novembre 2012. Sapete perché non è stato ancora rimosso?  Per il fatto che non è accessibile ai mezzi meccanici, ruspe, pale meccaniche, camion, per capirci.

Dunque vi sentite particolarmente indifesi. Anche perché non è facile per i mezzi di soccorso divincolarsi nelle strette stradine, tra le macchine parcheggiate. 

Nell’estate del 2003 e in quella del 2007, il rogo della pineta del Carmine ha lambito le abitazioni di Via Libertà, ha seriamente minacciato di bruciare cose, animali e persone. In quell’occasione, i mezzi antincendio hanno avuto difficoltà ad accedere alla pineta confinante, mentre gli abitanti si sono trovati imbottigliati sempre per la mancanza di vie di fuga. In verità il “piazzale” in fondo a Via Libertà era ancora più piccolo. Cosa è successo ieri 13 settembre 2013? La stessa cosa. Dopo 10 anni!  Mi domando. Ma perché la storia non insegna niente? Aspettiamo che il fuoco distrugga il resto della pineta? O che avvenga qualche disgrazia? Siamo abituati di piangere sul latte versato, ma dopo le prime pioggerelle settembrine, quelle che fanno dimenticare il fuoco, rimuoviamo i problemi: la salvaguardia della pineta,  la sicurezza, la necessità di un piano di evacuazione.

Lei ha seguito con attenzione e spesso attivamente le opere di spegnimento nella pineta, quali ritiene siano le opere indispensabili?

Il pino si spegne con l’acqua, di notte gli elicotteri antincendio non possono volare, quindi la macchina dell’antincendio si basa sui veicoli a ruote. E questi vanno fin dove c’è strada. Guardate bene il versante del Carmine, quello toccato dall’incendio del 2007. Dove si interrompe la pineta? A circa 100 metri dal luogo in cui cessa la stradina percorribile dai mezzi di spegnimento, proprio nel punto raggiungibile dalle lance che hanno spento quelle fiamme.  Ecco, si deve completare la strada in modo che sia transitabile dai veicoli e da formare un unico cordone di sicurezza intorno all’abitato, partendo dalla croce di Lacuneddas al Carmine e quindi a Castangias per poi allacciarsi alla panoramica che si collega a Giarranas e Seddanus. Su tale strada potrebbero intervenire tempestivamente i veicoli di soccorso.

Lei ha parlato di creare un anello di colonnine per manichette antincendio. 

E’ da anni che propongo che il canale che dal Carmine porta a Bingiomigu venga dotato di bocchette antincendio sulla condotta idrica per Campus de Monti già realizzata e che venga completato quell’altro tratto che passa a fianco della strada panoramica per Castangias. Sarebbe auspicabile che il paese avesse un completo cordone stradale, da Seddanus-Giarranas-Castangias-Carmine-Lacuneddas,  dotato da prese d’acqua in modo da formare una rete di idranti antincendio per un rapido intervento. Infine occorrerebbe almeno un bacino artificiale, anche se di plastica per intenderci, stazionato per tutta l’estate sotto Castangias, potrebbe essere alimentato con l’acqua che scende in continuità, in modo da accelerare i tempi di intervento degli elicotteri antincendio, che altrimenti perdono minuti preziosi mentre il fuoco dilaga.

Villacidro 14 settembre 2013

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3 COMMENTI

  1. Solidarizzo con gli abitanti del quartiere Carmine e costone via Garibaldi,oltre al disagio della presenza di strade strette e poco manutenzionate;si ha nel periodo estivo il problema serio di incendi nella pineta, in aderenza ai fabbricati.Negli anni si sono fatti interventi migliorativi, lo slargo molto utile nelle via Della Libertà e la sistemazione della parte del costone, dove se non mi sbaglio è attraversata dalla condotta, che doveva portare l’acqua a Is Campus de Monti.Comunque la piaga degli incendi, appicati da delinquenti e veri terroristi, sono un problema storico;le richieste degli abitanti sono legittime, e gli amministrattori dovrebbero il più risolverle.
    Si è realizzato di tutto e di più in questo ventennio,anzi direi trentennio; con varie opere pubbliche che ormai tutti conoscono, molte fatte e non messe in opera e inutilizzate, tipo… proprio la condotta che passa nel costone ai piedi della pineta, che doveva portare l’acqua ad fantomatico villaggio per Turisti ad “Is campus de Monti”,per non parlare del parco di Castangias, della Casa Dessì ect. Al contrario non sono state relizzate opere, per la tutela della pineta storica, tanto decantata da Giuseppe Dessì. Si è intervenuto sempre a Babbu mottu, soldi per piantunazioni, soldi a uffà per l’incendio del 2007, ma lo scenario è sempre desolante. Cerchiamo di salvarguadare quello che resta, facciamo strade d’accesso e mettiamo manichette per spegnere eventuali incendi, con la speranza che non servano mai… ma purtroppo non è così.Bisogna fare una politica di prevenzione seria e bel occulata, e spendere soldi dove servono e non fare cattedrali nel deserto.SALVIAMO QUELLO CHE RESTA DELLA NOSTRA STORICA PINETA

  2. Attenti..attenti..non nominate il fuoco a casa di chi, del fuoco ha fatto un mestiere..potreste essere trattati anche voi da rompiscatole, anzi..rompip…
    Ma non vi preoccupate..vedrete che salterà fuori un nuovo affidamento all’Ente Foreste di finanziamenti per “mettere in Sicurezza” via monte Grappa,se non rifare la “QUARTA” ripiantumazione di Carmine e Monti Omo.

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