Crac del caseificio Antichi Sapori di Gonnosfanadiga: “sospette fatture false” per un villacidrese

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Crac del caseificio, chiusa l’inchiesta: 14 indagati. Gian Franco Unida avrebbe coinvolto imprenditori e parenti stretti.

GUSPINI. Ci sono anche due imprenditori che hanno realizzato il caseificio del Campidano di Guspini e il direttore dei lavori tra gli indagati nell’inchiesta sul crac degli Antichi Sapori di Gonnosfanadiga. Il sospetto è che i soldi spariti dalle casse di quest’ultima società (poi fallita) siano stati utilizzati da Gian Franco Unida (65 anni, di Guspini, in carcere con l’accusa di truffa e bancarotta fraudolenta ) e dal figlio Andrea (40 anni, stesse accuse, ma ai domiciliari) per costruire il nuovo stabilimento di Guspini. Secondo il pubblico ministero Gaetano Porcu, che ieri ha spedito a quattordici indagati l’avviso di conclusioni delle indagini, le fatture false presentate dai costruttori Sergio Spina , 58 anni, (nato ad Ales e residente a Guspini, titolare di un’impresa edile) e Andrea Saba (35 anni, di San Gavino, residente a Olbia, autore dei lavori in carton gesso a Guspini) avevano lo scopo di alzare i costi del “Caseificio del Campidano” che poi sarebbero stati rimborsati dalla Regione tramite l’Argea. Il direttore dei lavori del “Caseificio del Campidano”, il geometra guspinese di 64 anni, Attilio Saba avrebbe invece «certificato falsamente il rendiconto delle spese per lo stabilimento e vistato le fatture dei lavori svolti confluite nella pratica presentata all’Argea».

All’esame della Procura di Cagliari pure uno scambio di fatture sospette tra produttori di formaggi: sono indagati anche Ermanno Lasagni (nato 62 anni fa a Bagnolo in Piano e residente a Cabras), titolare della For. Lai, azienda produttrice di formaggi di Cabras («avrebbe fatturato nel 2009 la somma di 346.800 al Caseificio del Campidano per operazioni inesistenti e consentire agli Unida di frodare il fisco», secondo il pm); Angelo Floris (64 anni, di Arbus, residente a Villacidro), titolare della “Floris & C.” di Villacidro («fatture false per 100.759 e per 146.400 euro nei confronti degli “Antichi Sapori Gonnosfanadiga”»); Bonifacio Murtas , 64 anni, di Silius (titolare di un caseificio “Sidor”) e Raffaele Cardia (47 anni, produttore di formaggi di Villamassargia, sospettati di aver emesso alcune fatture nei confronti della “Elengold” ma di fatto per affari chiusi con il “Caseificio del Campidano” per consentire l’evasione del fisco.

In un traffico di fatture false per ottenere sconti fiscali e soldi dell’Argea sarebbe coinvolti anche altri indagati, parenti stretti della famiglia Unida: Fabiana Pisano (38 anni, moglie di Andrea Unida), Filippo Unida (32 anni, nato a Cagliari e residente a Guspini, nipote di Gian Franco), Valentina Piras (30 anni, di San Gavino, moglie di Filippo Unida).

Gli imprenditori, i fornitori di formaggio e i parenti stretti di Gian Franco Unida sarebbero finiti in un filone secondario dell’inchiesta principale, quella che riguarda il caseificio “Antichi Sapori Gonnosfanadiga”. Secondo gli inquirenti, l’attività di produzione di formaggio sarebbe stata una copertura: in realtà la struttura serviva solo a produrre fatture false. Gian Franco Unida, ritenuto dalla Procura il vero titolare dell’azienda, dal momento che in passato era incappato in alcuni fallimenti, si sarebbe servito di un collaboratore, Roberto Cabitza (58 anni, cagliaritano), per ottenere da cinque banche diverse e dal Consorzio Fin Sardegna prestiti per 1.718.585,33 euro, esibendo bilanci falsi e gonfiati attraverso l’emissione di fatture false per 2.370.000 euro). Cabitza poi avrebbe tentato il suicidio dopo aver scoperto gravi ammanchi dalle casse degli Antichi Sapori. Soldi che Gian Franco Unida, secondo l’accusa, avrebbe utilizzato per mantenere un’amante straniera e per la costruzione del nuovo caseificio di Guspini.

Paolo Carta

Villacidro.info – 20 luglio 2012

Articolo integralmente tratto da: www.unionesarda.it

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