21, 22 novembre: il passato diventa presente

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La notte tra il 21 e 22 novembre 2011 sarà ricordata a lungo dai villacidresi: la storia meteo del nostro paese si è arricchita di un altro importante evento.

Quest’anno abbiamo avuto un autunno dominato per lunghi periodi dall’alta pressione, ma intervallato da poche ed incisive depressioni, che tanta pioggia hanno portato in varie zone d’Italia, e, come capita in questi casi, lasciando a secco altre. Si è trattato di perturbazioni mediterranee, molto potenti, che hanno tratto energia dal calore del mare. La stagione autunnale si presta molto a questi fenomeni, sfruttando il calore che il mare immagazzina durante la calda estate e che rilascia gradualmente sotto forma di energia nei mesi successivi.
Quest’anno poi le alte temperature dello stesso autunno, specie in ottobre, hanno amplificato ancora di più il fenomeno.

Nella nostra zona, dopo un settembre abbastanza promettente in fatto di piogge, ha fatto seguito un mese di ottobre per lo più secco e caldo, dalle parvenze quasi estive. Solo con novembre le configurazioni bariche favorevoli alle piogge si sono ripresentate, in particolare alla fine della prima decade e all’inizio della terza decade del mese. In tutte e due le occasioni si è trattato di depressioni mediterranee, isolate dal flusso principale atlantico e che si sono alimentate dal calore del nostro mare. Sia nel primo caso che nel secondo si sono avuti fenomeni violenti, ma nella notte tra il 21 e 22 la potenza del fenomeno si è prolungata. Queste depressioni mediterranee riescono talvolta a dar vita a fenomeni di questo genere, temporali autorigeneranti, alimentati da umidi e tiepidi venti di scirocco. La posizione orografica del nostro paese si presta molto alla circolazione da sudest, con i monti esposti direttamente alle correnti sciroccali: ciò esalta i fenomeni.

Generated imageNella notte in questione si è venuta a formare una cella temporalesca autorigenerante, un così detto temporale a V”, con il vertice posizionato proprio a sudest di Villacidro. Il temporale veniva continuamente alimentato dalle correnti sciroccali, tiepide e cariche di umidità. Ne è scaturito un fenomeno quasi estremo, che in circa tre ore quasi continuative ha scaricato 165mm di pioggia, che equivale a 165 litri d’acqua per metro quadro. La zona risultata più esposta è stata quella intorno al massiccio di S. Miali (1062m), posto a nordest del complesso del Linas, e più vulnerabile ai fenomeni sciroccali. In particolare analizzando le piene dei fiumi che scendono da suddetto massiccio, il rio Seddanus, il rio Aletzi, in parte il fiume di Biddascema, e soprattutto il rio Narti, si capisce benissimo che alle pendici dei monti esposti la pioggia è stata ancora maggiore. La violenta piena del rio Narti fa pensare che sul versante sud del S. Miali, sotto Tuvarutas, il quantitativo di pioggia caduta sia stato intorno ai 300mm. Un particolare non trascurabile é che qualche giorno prima, il 19, si è avuto un temporale con una genesi simile, molto meno violento, con 34mm di accumulo, che ha interessato le stesse zone, il quale ha fatto da apripista a ciò che è capitato in seguito.

I temporali autorigeneranti si possono trattenere anche per un tempo maggiore rispetto a quanto accaduto, e di questo bisogna tenerne conto per un prossimo futuro. La posizione di Villacidro non favorisce allagamenti, se non in pochi casi particolari, ma esalta lo scorrere delle acque, che può diventare violento. Una pioggia di questo genere, continuando almeno per un’altra ora, avrebbe creato problemi ancora più grandi. Essendo un territorio che saltuariamente viene interessato da piogge particolarmente intense, da qui il titolo “il passato diventa presente”, è consigliabile una maggiore attenzione verso i luoghi dove si decide di costruire abitazioni e su come vengono edificate.

Se andiamo a scorrere nel passato troveremo altri eventi simili che hanno colpito Villacidro. Famoso è il 7 novembre 1983: la configurazione barica fu simile a questa descritta, ma il fenomeno interessò un territorio più vasto, e forse anche i quantitativi di pioggia erano maggiori. Infatti lo scorso 21-22 novembre la vallata di Montimannu e Magusu non hanno avuto piogge eccezionali, ma solo abbondanti, intorno ai 70mm nella vecchia miniera: infatti il rio Leni si è ingrossato, ma non il tanto da far pensare a piogge simili al canale di Narti. Nel 1983 invece anche quelle zone erano state coinvolte dalle piogge fortissime, con numerosi danni che ancora oggi si possono osservare.

Generated imageSe si scorre ancora indietro nei libri di storia villacidrese, non mancano altre occasioni in cui la fluminera ha esondato creando danni e morti. E anche in quei casi le configurazioni bariche erano simili, pure il periodo: l’autunno. In anni ancora più recenti, eventi minori, ma significativi sono stati quelli del 25 settembre 2006, quando in un solo giorno caddero 128mm in paese, e del 15 giugno 1996, durante un temporale pomeridiano in cui, si stima, caddero più di 100mm in un ora, con forte piena del rio Seddanus. Eventi questi sempre supportati da correnti orientali. Altra pagina meteo storica di Villacidro è stata quella della nevicata del 21 gennaio 1935: in poche ore accumulò un metro di neve, valore da far invidia ai paesi alpini. Tutti avvenimenti che fanno capire quanto il nostro territorio abbia confidenza con fenomeni meteo di un certo rilievo.

Una curisosità: questa estate siamo stati testimoni nelle nostre campagne di una invasione spropositata di vespe. Altre volte in passato questo è stato premonitore di eventi estremi. Ora si sta avvicinando l’inverno, per il momento il clima si mantiene mite, ed ancora lo sarà, ma nel corso della stagione prossima a venire non si esclude qualche bianca sorpresa.

Raimondo Nonnis

Villacidro.info – 11 dicembre 2011

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8 COMMENTI

  1. Hai sicuramente reso bene l’idea di come sia necessario guardare la storia per capire come prevenire i rischi oggi.
    Non so se si trovano datti pluviometrici di ottanta anni fa, ma c’e chi ha notizia di una forte alluvione avvenuta il giorno della Befana del 1930: il canale di Corongius Longus (Monti Mannu) venne totalmente modificato, in una sola note, l’acqua porto via perfino la foresta trasformandolo in una spettrale pietraia. Il fatto è attendibile in quanto chi passa da quelle parti può vederla ancora oggi.

  2. Sulla base dell’interessantissimo esame di Raimondo diventa non utile, ma necessario e non più rinviabile,che gli amministratori – attuali e futuri – pongano mano alle situazioni di rischio idrogeologico esistenti nel centro urbano e nel territorio villacidrese. Come? Sicuramente prendendo coscienza che il problema esiste e che non può più bastare la benevolenza del buon Dio ( che infatti il 21 e 22 novembre forse guardava da altra parte…)

  3. Bravissimo Mondo! Tra le righe si legge la
    tua passione…ma perchè non spieghi meglio
    la formazione delle celle a V? Ricordati che
    ho le immagini sat24 che quelle del radar di
    Monte Rasu, aspetto che tu me le chieda pee
    l’articolo.

  4. Credo che Villacidro e non solo abbia bisogno di un profondo mutamento nell’approccio alla soluzione dei problemi del territorio. Non sarebbe male costituire dei gruppi tecnici multidisciplinari che possano proporre azioni e soluzioni concrete. Gli amministratori a qualsiasi livello istituzionale dovrebbero smetterla di sostituirsi (solo perché eletti) ai tecnici che hanno studiato e conoscono i problemi. Invece capita spesso che, senza alcuna conoscenza, gli amministratori di turno diventino autorevoli in materie che fino al momento hanno solo sentito nominare, facendo nel miglior dei casi pessime figure, come quella del tunnel per far passare i neutrini dal Gran Sasso a Ginevra, ma più spesso prendendo decisioni che passano in sordina, i cui effetti possono rimanere a lungo latenti, ma poi ci troviamo a dovere pagare tutti quanti non solo economicamente, ma nel peggiore dei casi anche con vite umane. Se davvero vogliamo che le cose funzionino il politici dovrebbe ritornare a fare il politici limitandosi a compiere le proprie scelte su una rosa di possibili soluzioni tecniche libere da condizionamenti di altra natura. Non ci sarebbe nessun appiattimento ed il politico potrebbe sempre attuare delle scelte, perché le soluzioni dei problemi possono essere quasi sempre affrontate mettendo sulla bilancia diverse proposte: l’importante è che queste si originino da una base conoscitiva reale del territorio e siano coerenti con le limitazioni fisiche che questo impone, che sono poco o per niente modificabili dall’uomo.

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