Vivi per miracolo: famiglia scampa dalla furia delle acque

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Questa volta è toccato a noi.A furia di vedere immagini digitali di terre lontane, devastate dalla furia degli elementi ci siamo convinti di essere immuni da certe esperienze. Come quando assistiamo al cinema, alla proiezione di un colossal americano sulla distruzione del mondo, comodi nella nostra poltrona numerata. Ieri notte Villacidro si è destata con violenza da questo torpore illusorio, e ha dovuto fare i conti con la dura realtà.

Una vera e propria tempesta tropicale si è abbattuta sul territorio comunale. In poche ore la furia dell’acqua ha trasformato il centro urbano in un dedalo di rapide che con se hanno trascinato rocce, detriti, non risparmiando case e auto parcheggiate lungo i bordi delle strade. Tra le storie più drammatiche, relative alla nottata di terrore appena trascorsa, vi è il salvataggio di un intera famiglia intrappolata nella propria casa investita da un torrente in piena, nella località campestre Su Filisci, a ridosso della Zona Industriale villacidrese, a 4 km dal centro cittadino.

Sono circa le 23:30, l’acqua scesa dalle montagne si appresta a tornare a valle attraverso tutte le vie in cui si possa incanalare. Nella casa isolata nel buio della campagna sta una donna invalida con sua figlia, verso le 24 torna a casa anche il capo famiglia, convinto che quella zona del paese fosse rimasta immune dalla furia dell’inondazione. Non è così. Bastano pochi minuti per far crescere a dismisura il livello del fiume che scorre lungo la vallata. L’acqua distrugge i muri di cinta della proprietà, si abbatte sulle auto parcheggiate nel piazzale antistante la casa e comincia a penetrare, con forza dentro l’abitazione. La famiglia, al buio per la mancanza di corrente elettrica, prova a chiedere soccorsi con il telefono, ma le molteplici segnalazioni alla Protezione civile e ai Vigili del Fuoco da parte dei cittadini della zona hanno rallentato i soccorsi in favore della famiglia intrappolata dalla furia delle acque. Dal centro urbano un auto sfida la forza della corrente creatasi lungo la provinciale 61 e riesce ad avvicinarsi al letto del torrente in piena che separa dalla casa ormai inondata dall’acqua.

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I residenti si sono rifugiati sopra dei tavoli, il livello dell’acqua continua a crescere. Si teme il peggio. I primi due soccorritori riescono a mettere in allerta una radiomobile della compagnia dei carabinieri, che giunta sul posto, non può fare altro che constatare l’impossibilità ad eseguire alcun tipo di soccorso. La comunicazione con l’interno della casa continua grazie ai telefoni cellulari. La descrizione della scena da parte dei residenti rasenta lo scenario apocalittico. L’acqua ha raggiunto il metro d’altezza all’interno dell’abitazione. Le urla di disperazione delle persone intrappolate nella casa rendono l’impotenza dei primi soccorritori, in attesa sotto la pioggia, ancora più penosa. L’intervento della Protezione Civile e dei Vigili del Fuoco è stato propiziato da una figlia dell’uomo imprigionato nella casa. Si trovava in compagnia del fidanzato, nella sua casa del centro cittadino, quando una telefonata l’ha avvisata della tragedia in corso. A quel punto insieme ad altri conoscenti, hanno preso contatto diretto con un volontario del servizio di Protezione Civile, Mauro Mocci, che ha coordinato, in collaborazione con Antonio Deidda, gli interventi dei primi mezzi pesanti, seguiti da quelli dei Vigili del Fuoco. Sono state ore di passione: un manipolo di uomini sotto la pioggia torrenziale, scandita dai bagliori dei fulmini, ha tentato con scarsi risultati di avvicinarsi alla casa inondata.

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La situazione sembrava volgere al peggio quando la pioggia ha cominciato, miracolosamente, a perdere di potenza favorendo il progressivo abbassamento del livello delle acque. A quel punto è scattato l’intervento di soccorso e, dopo 3 ore e mezza di paura e vani tentativi, si è riusciti a trarre in salvo le tre persone intrappolate in casa con i loro 2 cani. Pare che un altro animale, un pastore maremmano rimasto legato nel terreno adiacente, non ce l’abbia fatta, dimenticato dai padroni nella notte della tragedia. L’ambulanza del 118 ha trasportato la moglie del capofamiglia al pronto soccorso per accertamenti, mentre Il sindaco del paese, Teresa Pani, rimasta in collegamento radio dalla Stazione della Protezione Civile, ha predisposto l’utilizzo di un abitazione momentanea in cui la famiglia potrà trovare conforto, nella speranza di poter far presto ritorno a casa propria. La vicenda termina con una nota dolente.

Il pianto liberatorio di una figlia del padrone della casa inondata si tramuta in sfogo: “E’ da 20 anni – dice la ragazza – che chiediamo ci venga dato un alloggio nel centro abitato, dato lo stato di invalidità di mia madre e della probabilità di eventi simili nella zona”. Lo sfogo diventa denuncia. “Nonostante i continui avvertimenti – termina – nessuno è mai venuto a liberare il letto del torrente dai canneti e dai rifiuti che occludono il passaggio dell’acqua, nessuno ha mai messo in sicurezza la strada sterrata che ieri, in poche ore si è trasformata in un fiume di pietre e fango”.

IVAN FONNESU

Villacidro.info – 22 novembre 2011

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30 COMMENTI

    • Carissimo Damions88 ma tu dov’eri ieri notte mentre altri si sbattevano a destra e sinistra soccorrendo quante persone erano in difficoltà, l’articolo è più fedele di quanto lo sia tu pronto a gettare fango su tutto, fai una cosa domani mattina armati di tuta e e stivali e presentati alla sede della protezione civile c’è bisogno anche di te magari risolvi molte situazioni.

    • Decisamente una precipitazione abbondante, ma per nulla eccezionale. Eccezionale è invece l’incuria complessiva del territorio comunale, all’interno del quale gore, canali di scolo e torrenti sono stati ostruiti, ricoperti o mai ripuliti da detriti e vegetazione. L’acqua piovana non crea danni se è libera di scorrere, ma soltanto quando le viene ostruito il passaggio. E purtroppo ha trovato ostruiti la maggior parte dei suoi dovuti passaggi, di conseguenza quelli rimasti liberi sono risultati insufficienti. I problemi sono sorti non tanto per l’intensità della precipitazione ma per le difficoltà di deflusso, che ha causato accumuli importanti in termini di cubature, e quindi di energia e quindi danni. Se si osserva con buon senso il modo in cui è stato urbanizzato il territorio è evidente che non è stata perseguita alcuna logica preventiva. In secondo luogo il bacino idrografico entro cui il paese sorge è di dimensioni abbastaza modeste, il Rio Fluminera avrebbe garantito il deflusso a sufficienza, se si fosse costruito con saggezza case, strade e scoli. Purtroppo l’etica del mattone e del libero arbitrio sulla proprietà privata non si sono ben coniugate con quella degli eventi naturali. Villacidro è stata fortunata per tanti anni, ma una pioggia più insistente le vuole far capire con dati di fatto che l’ambiente va vissuto in concordanza coi suoi elementi naturali.

    • Quoto Mariano, ha ben inquadrato l’evento da un punto di vista tecnico scentifico e quindi oggettivo. Inquinamento, cambiamenti climatici, fenomeni eccezionali non sono pertinenti al caso in questione. Le opere idrauliche delle dighe non comportanto pericolo alcuno, anzi garanticono equilibrio e sicurezza.
      Piccola nota: il terreno può essere astratto ad un supporto. Per interagire bene con questo “supporto” non si deve pensare alle strategie per modificarlo ma al constrario lo si deve studiare per elaborare le strategie necessarie ad adattarvicisi.

    • diamons88 io spero che tu stia scherzando… anche a casa mia c erano due metri d acqua… ma e normale che piano piano se ne va.. ti auguro solo di non passare una notte come qll ke ho passato io… e che nn ti succeda mai una cosa del genere… ( però dico qst… a qlkn potrebbe servire per capire )

  1. Un forte sostegno alla poplazione di Villacidro anche da chi come me sta lontano da casa e dalla propria terra da anni… Vi auguro di cuore di rimettervi in sesto al più presto… Stiamo più attenti ai bisogni di chi davvero ha avuto i danni maggiori!! Grazie.

  2. Complimenti per il servizio fotografico che, oltre a mettere in luce i danni, illustra chiaramente l’inadeguatezza delle opere, in particolare dei ponti. Si vede infatti che, due di questi, sono realizzati con modalità assolutamente inaccettabili sotto il profilo dell’efficienza e della sicurezza idraulica. Uno è troppo basso, l’altro costruito con tubolari in cemento, ha addirittura caratteristiche costruttive che lo fanno avvicinare ad una “briglia filtrante”. Infatti sotto questo punto di vista si può dire che queste strutture abbiano funzionato bene, in quanto hanno trattenuto parte dei materiali trasportati dal fiume, ma le briglie filtranti sono opere di regimazione che vanno costruite a monte, mentre i ponti vanno progettati con luci tali da consentire il deflusso di piene “eccezionali” e dei materiali trasportati. Non sono affatto interesatto a chi abbia realizzato tali gioielli della tecnica idraulica, ma voglio fare presente che è urgente uno studio idraulico dettagliato del territorio, che individui le zone a rischio e segnali le opere che non garantiscono il deflusso delle acque, in modo che queste vengano rimosse appena si avrà la disponibilità dei fondi (intanto andrebbero almeno segnalate come pericolose in caso di piena). Se è vero che il clima si sta tropicalizzando dobbiamo aspettarci che tali eventi estremi ( oltretutto non si è trattato di un evento di particolare gravità, pensate cosa sarebbe successo se le piogge fossero durate qualche ora in più) non siano più l’eccezione ma la regola , pertanto dobbiamo stare ancora più attenti che in passato, nel perseverare con opere di urbanizzazione scriteriate. Inoltre , anziché soffermarci a difendere e giustificare la presenza di strutture mal realizzate in passato, dovremmo umilmente riconoscere dove si è sbagliato e porvi al più presto rimedio. Purtroppo alla gravità dei fenomeni si aggiunge un crescente abbandono del territorio rurale che non fa altro che aumentare gli effetti dirompenti di piogge con forte intensità, pertanto bisognerebbe pensare seriamente come riportare l’uomo nelle campagne (non certo per fare la gita domenicale): non ci sono ricette valide per tutte le situazioni, ma intanto pensare anche ad un uso energetico della vegetazione viva e morta che ostruisce fiumi e canali sarebbe un primo importante passo. Se si riuscisse a fare diventare di routine queste operazioni avremmo meno situazioni di pericolo, ed un uso anche economico ci porterebbe fuori dalla totale dipendenza dei finanziamenti, che purtroppo non possono garantire una continuità dell’ordinaria manutenzione del territorio.

    • Scusami un attimo ma tu per parlare di efficienza idrica e sicurezza che lavori nel genio civile?Hai una base di ingegneria edile/civile?Hai idea di quanto costi abbattere un ponte per innalzarne un altro e modificare di conseguenza tt il manto stradale?Son d’accordo sulla prevenzione atta a liberare il letto dei fiumi (che gia basterebbe)ma per il resto sei uscito un po fuori dagli “argini” della discussione!Senza offese!ciao

  3. Concordo pienamente con Mariano. Aggiungo che poi resta da intendersi sul significato della parola prevenzione: questo tipo di fenomeni atmosferici li abbiamo causati anche noi, con la sconsiderata emissione di gas serra degli ultimi decenni.
    Eppure circolano sempre più auto, aumentano gli allevamenti animali, l’efficienza energetica è considerata sino ad un certo punto. Chi parla di limitazioni nei consumi e controlli più severi sulle emissioni è visto come uno scocciatore. La prevenzione dovrebbe cominciare in tenera età, in famiglia ed a scuola, dando ai bambini un’educazione ambientale a 360 gradi. Siccome si ritiene la cosa non produttiva e non remunerativa si trascura del tutto la questione, salvo poi ricordarsene quando si devono contare i morti e/o spendere milioni di euro per far finta di risolvere il problema.

  4. Perché dovrei offendermi?
    Prima di rispondere voglio far presente che le foto a cui mi riferivo sono quelle riportate in “nubifragio in città……….”.
    Non lavoro al Genio Civile, ma per otto anni ho lavorato al servizio regionale “Tutela del Suolo, Politiche Forestali e Protezione Civile” (poi la protezione civile è passata al CFVA).
    Facevo parte della commissione che valutava i progetti di difesa del suolo presentati dagli Enti Pubblici, finanziati con i fondi FERS (oltre 100.000.000 di euro). Ti posso quindi dire che erano rari i progetti per i quali non si era costretti a richiedere la rimodulazione di alcune azioni, poiché, più di un Ente Pubblico, cercava di far passare per difesa del suolo progetti che prevedevano, in mezzo ad azioni attinenti (diversamente venivano dichiarati da subito non finanziabili), illuminazioni stradali, piazze ecc. Questo, perché è ben lontana dalla testa di molti amministrazioni l’idea di pianificazione (idrogeologica, forestale ecc.) e quindi, per rincorrere il finanziamento, si presentavano all’ultimo momento delle proposte di intervento, non sempre in grado di cogliere le priorità delle azioni, benché attinenti alla difesa del suolo. Se non si approfondiscono le conoscenze tematiche nei diversi settori, si tirerà ancora avanti in questo modo, almeno fino a quando la CE non imporrà che vengano finanziati solo gli Enti Pubblici in grado di esibire una pianificazione di settore. Questo è già successo nei confronti della Regione che, se non si fosse adeguata, rischiava di perdere i fondi per certi comparti, e quindi, a sua volta potrebbe essere costretta a richiedere dei piani a Province e Comuni, per potere destinare i fondi a specifiche aree tematiche. Tuttavia, la pianificazione di Regioni, Province e Comuni, sono fatte su scale diverse: le pianificazioni Regionali sono su larga scala è quindi, in prevalenza, possono solo fornire indirizzi generali di gestione ed attuazione tecnica degli interventi (Per ora questo è bastato alla CE, ma le maglie sono destinate a stringersi), mentre spetta ai Comuni il compito di approfondire le conoscenze del territorio ed individuare la emergenze. La regione ha fatto anche un piano di assetto idrogeologico (PAI), ma questo è ancora uno strumento incompleto che non può che contemplare solo le emergenze, la dove si sono già verificati e sono stati segnalati fenomeni di dissesto. Anche se dal 2008 ho cambiato ente, sono sempre attento a queste tematiche, e mi dispiace constatare, che come allora, si sentano ancora Sindaci lamentarsi dell’inserimento delle loro aree nelle zone a forte rischio idrogeologico e di frana del PAI , con il pretesto che non c’è stata concertazione. Non capisco che concertazione debba esserci in uno strumento tecnico che mette in luce le emergenze: quindi, o non si è in grado di capire di cosa si parla o si capisce molto bene e si vuole evitare l’apposizione di vincoli che penalizzerebbe qualche affezionato elettore. Personalmente non trovo altre valide motivazioni, non sono onnisciente, pertanto non mi offendo se qualcuno mi illumina in proposito.

  5. Guarda penso la risposta te la sia data da solo:al comune capiscono molto bene e non vogliono comunque penalizzare qualche affezionato elettore!Comunque io volevo solo entrare nel merito della costruzione del ponte laddove gia ce ne sia uno!Piuttosto che un ulteriore sperpero di denaro, sarebbe utile e sufficiente una azione preventiva di pulitura dell’alveo fluviale in modo da evitare lo slavamento nelle prossime abbondanti pioggie!Si certo avevo capito pure che ti riferivi alle altre foto, comunque grazie della delucidazione, ora capisco alcune cose e atteggiamenti poco trasparenti!
    ciao

    • Per onestà di Cronaca devo dire che il Comune di Villacidro (nelle varie amministrazioni) non è fra quelli che ha rigettato le indicazioni del PAI, però, se fosse stato “storicamente” meno negligente, avrebbe trovato con facilità i fondi per rifare cento di quei ponti.

    • Ci sono anche motivi tecnici che consigliano di innalzare i ponti e non approfondire gli alvei. Togliere materiali a valle equivale a scalzare, e quindi il fiume per riprendere il suo assetto, in equilibrio con la pendenza, aumenta il trasporto solido dal monte innescando nuove frane

      • Io ho assistito in prima portata ai lavori di abbassamento dell’alveo del po ai fini di ridurre al minimo la velocita del flusso superficiale, e parliamo di un fiume che ha una portata ben superiore a u fiumiciattolo tipo narti!CONCORDO PURE SUL TRASPORTO SOLIDO DA MONTE A VALLE, ma questo sai che capita laddove il corso del fiume è ostruito e con se porta di tutto.Quindi procederei per gradi prima pulendo il corso, laddove necessita, poi abbassando l’alveo.

          • In effetti la questione è molto complessa e ricca di varianti: l’asta fluviale dovrebbe essere considerata nel suo insieme (purtroppo non è sempre così), se a valle si crea un rallentamento del deflusso, a causa della forte crescita della vegetazione e per la costruzione di manufatti, è probabile che a monte, nella zona non ancora interessata da forti pendenze, si crei un consistente deposito di materiali che può portare all’abbassamento della luce dei ponti. I tempi di smaltimento delle acque devono essere rallentati a monte per impedire che l’acqua si riversi rapidamente a valle sugli abitati (anche questo non è valido in assoluto, soprattutto se la parte alta è costituita da argille espandibili che possono rigonfiarsi e trasformarsi in una colata di fango). Non sempre l’uomo fa azioni dannose, le vecchie sistemazioni idraulico forestali, che purtroppo ora sono state dimenticate, avevano la funzione di rallentare i deflussi e diminuire l’erosione. Forse in pochi hanno capito la funzione delle briglie fatte in passato a Monti Mannu, (scambiate per dighette, tanto che, un consigliere, tanto tempo fa, ne propose un inopportuno svuotamento, perché si erano riempite di detriti): si tratta di briglie di compensazione ( con diversa funzione dalle briglie filtranti) che servono a diminuire la pendenza e quindi rallentare il deflusso e la portata solida. Queste opere, insieme al massiccio rimboschimento hanno sicuramente migliorato nel tempo la stabilità idrogeologica (la piena funzionalità dell’insieme si raggiunge lentamente con la crescita del bosco). La difesa idrogeologica inizia quindi con un’opportuna sistemazione e manutenzione dell’area a monte, anche se a valle non bisogna trascurare la manutenzione degli alvei per evitare esondazioni. A valle può essere opportuna l’eliminazione della vegetazione per accelerare i deflussi, ma potrebbe anche essere necessaria la piantagione di alberi lungo le sponde, come può essere opportuna l’asportazione dei materiali associata ad altre opere, il tutto va sempre valutato caso per caso.

  6. L’effetto serra e altre cavolate dovute all’inquinamento c’entrano ben poco,non siamo noi a provocare la pioggia,eravamo abituati ad anni di siccità…ma se si chiede a ch ora a sessant’anni e più si sentirà dire che queste piogge ci sono sempre state, e per loro non sono fenomeni mai visti…Siamo stati fortunati che la diga era vuota, perchè non oso pensare che altri disastri avrebbe potuto fare…i letti dei fiumi non vengono più puliti, e la fluminera si sono messi a ripulirla il giorno dopo..questa prevenzione deve esser effettuata sempre, è naturale che se l’acqua non trova più il suo letto se lo ricrea!!!

    • Sull’effetto serra causato dall’uomo ho qualche dubbio, poiché molti scienziati non sono d’accordo, poiché, a quanto pare, sono stati registrati aumenti di temperatura considerevoli, anche in altri pianeti dove l’uomo non circola con autovetture ecc. Potrebbe quindi trattarsi di cause dovute all’attività solare (c’è infatti chi sostiene che questa stia raggiungendo un picco ed in futuro ci sarà una stasi che porterà ad una nuova glaciazione come è successo nel medioevo). L’aumento delle emissioni di anidride carbonica, a parte il possibile effetto serra, non sono sfavorevoli in assoluto, infatti aumentano l’efficienza e quindi la crescita delle piante (esiste anche la concimazione carbonica in serra). Tuttavia, a parte queste considerazioni, ci sono altri mille motivi, incontestabili e incontestati, per evitare l’inquinamento (in molti casi può giovare alle piante ma non a noi) e la distruzione dell’ambiente: il primo (basterebbe da solo) è che, malgrado il forte sviluppo della tecnologia, dipendiamo completamente da esso, in quanto abbiamo una fisiologia animale. Ciò che è certo, è che il riscaldamento si sta verificando realmente e, qualunque siano le cause, dobbiamo fare i conti con gli effetti che questo comporta: la terra è come un essere vivente che sta riorganizzando il suo assetto. Non mi pare di avere mai visto o sentito parlare di tanti eventi “eccezionali” (parlo di precipitazioni di 500 mm in poche ore), concentrati in questo modo in Italia.. Anche potendo eliminare le grandi ed evidenti fesserie fatte dall’uomo (costruzioni su canali ecc.), che si è scordato delle conoscenze dei luoghi tramandate da generazioni, può darsi che anche queste perdano la loro validità, ed i posti “sicuri” debbano essere rivalutati per molti centri abitati. Se così fosse, non sarà facile nemmeno da un punto di vista pratico: spostare una città fatta da palazzi è molto difficile, abbiamo perso l’adattabilità dell’uomo che viveva nelle capanne, ci resta solo la ragione che sfortunatamente non è ancora patrimonio di tutti.

  7. L’innalzamento della temperatura media delle superfici marine causa alternanza di alluvioni e siccità a seconda delle zone, in modo imprevedibile secondo autorevoli fonti scientifiche. Certi fenomeni si verificano con frequenza ed intensità decisamente più elevate solo da pochi decenni. E’ vero che bisogna fare i conti con gli effetti, ma in che modo? Vogliamo continuare a cercare di riparare i danni a posteriori (“effetti”) invece di agire sulle cause del male?
    Ancora non ci siamo resi ben conto del fenomeno, che non ha raggiunto l’apice. In ogni caso i nubifragi di questo autunno sono tantissimi in tutta Italia; non so se mai si siano verificati in così gran numero. Anche oggi si contano morti e dispersi in Sicilia, nonché danni enormi.
    Capisco che possa essere economicamente dannoso, o quantomeno disutile, non nascondere la verità; specialmente se certe teorie derivano da correnti di pensiero asservite ad un sistema meramente consumistico.
    Vi segnalo “Entropia” di Jeremy Rifkin e “Sei gradi” di Mark Linas.

    • Ho letto entropia nel 1983, l’altro non lo conosco. E’ stata una lettura che mi ha affascinato per anni, anzi mi ha impressionato, poi col tempo ho maturato qualche dubbio sulla sua “scientificità”. L’autore, da buon economista, ha avuto una grande intuizione editoriale ed il libro rimane comunque una lettura che consiglio per aprire la mente. Come esistono le lobby degli economisti, industriali ecc. esistono anche le lobby ambientaliste che nascondono o alterano i fatti per interessi propri, o pretendono, in modo anche arrogante di avere la verità in tasca. Ho detto che ci sono mille ragioni per proteggere l’ambiente non inquinare ecc., tuttavia, ammesso che si tratti di effetto serra dovuto all’uomo (secondo me si sopravvaluta la sua capacità di modificare globalmente le forze naturali e spesso si ignora che la natura è molto più distruttiva dell’uomo: terremoti, uragani, eruzioni vulcaniche più potenti di diecine di bombe atomiche, meteoriti che causano l’estinzione di milioni di specie in un solo colpo, ecc.) non è facile arrestare le emissioni dovute all’uomo dall’oggi al domani su scala planetaria, mentre ritengo molto più fattibile e pragmatico impegnarsi da subito a rimuovere le cause più tangibili che aumentano i rischi legati a qualsiasi evento naturale normale ed estremo (es case sulle sponde degli alvei, canali “tombali”). Anche questo presenta notevoli difficoltà d’attuazione ma è sicuramente in grado di dare risultati nel breve periodo, mentre nell’immediato dovrebbe essere scontata l’ordinaria manutenzione e la messa in relativa sicurezza dell’ambiente dove viviamo. Sarò pessimista, ma già immagino che, finito l’inverno, si dimenticherà l’acqua e si inizierà la stagione dei buoni propositi sul “fronte del fuoco”. I buoni propositi sono già pronti nel cassetto, poi si dice che non c’è ricilclaggio:

  8. Non credo di andare fuori tema se approfondisco un pò la questione, in fondo si cerca di discutere anche delle cause oltreché degli effetti di fenomeni potenzialmente piuttosto devastanti.
    Ho segnalato due testi divulgativi, che servono ad avere un’idea dell’argomento, specialmente mi riferivo a chi ne è completamente digiuno.
    La bibliografia scientifica sui cambiamenti climatici è ben più ampia e specifica.
    Mariano dimostra di sapere benissimo che il calore generato in atmosfera, qualunque ne sia la causa (lasciando per un attimo da parte l’azione antropica), si propaga e provoca l’aumento della temperatura atmosferica. Il sistema Terra, nel suo complesso, poi “reagisce” a modo proprio.
    Non credo ci siano dubbi sul fatto che la realtà fisico-chimica universale sia un fenomeno decisamente dinamico, del resto come (in piccolo) quella umana; in questo senso ci può anche stare la teoria delle modificazioni dell’attività solare. Come qualunque teoria occorre poi dimostrarla.
    Non nego che possano esservi degli interessi di vario genere nel sostenere una tesi e non un’altra e concordo anche sul fatto che si debba rimaner fermi nelle proprie convinzioni almeno sino a quando ci viene dimostrato che le stesse non poggiano su solide basi.
    In Cina ( 1,2 miliardi di persone su circa 9,5 milioni di kmq ) si stimava nel 2004 la circolazione di circa 10 milioni di autoveicoli, se non ricordo male; nello stesso Paese almeno l’80% ( forse la stima è per difetto ) delle merci viaggia su rotaia o per via fluviale essendo il sistema stradale sviluppato solo lungo parte della fascia costiera. Siamo sicuri che se la politica cinese dei trasporti dovesse deviare verso sconsiderati principi tutti occidentali
    ( ai quali, in parte, la stessa Cina si è adeguata e continua ad adeguarsi ) gli effetti non sarebbero catastrofici per il clima? Qualcuno è pronto a giurarci su?
    Io dico che bisogna agire su più fronti: quello “empirico” relativo ad interventi preventivi in loco (riforestazione, manutenzione boschi, allontanamento delle persone dalle zone a rischio, cura degli alvei e così via) ma anche sul fronte culturale bisogna darsi da fare.
    Rimane sempre il fatto che si tratta di un cane che si morde la coda: se non ci fossero le bombe d’acqua non dovremmo correre ai ripari per evitare danni o, peggio, dopo che si verifica un disastro.

  9. Vorrei ringraziare il “Genio” che in località “Orgiolloniga” ha pensato bene di recintare al meglio il suo oliveto anche nella bocca del ponte (il secondo sulla vecchia strada per Gonnosfanadiga in prossimità dell’incrocio sulla S.S. 196), peccato che per evitare che qulacuno potesse entrare nella sua proprietà, ha reso possibile la formazione di una diga alta circa tra metri ed estesa per 100 metri quadrati..Il fogliamo intasando la rete l’ha trasformata in un un muro e naturalmente nel momento in cui la rete ha ceduto un onda d’acqua carica di forza è scesa a valle percorrendo circa 5 km ad alta velocità raggiungendo in maniera minacciosa l’abitazione di ci parla l’articolo.. e .. naturalmente tutte quelle che in linea retta stavano a monte di essa…

  10. La crescita demografica avuta dall’uomo nell’ultimo secolo è un fattore di impatto sull’ambiente anche per il semplice motivo che deve mangiare, per questo, un uso più accorto delle risorse è senza dubbio desiderabile. Come ho detto in un post precedente, l’uomo tecnologico mantiene una fisiologia animale e pertanto, come tutte le specie animali, è soggetto ad azioni di feedback che tendono a ristabilire gli equilibri quando la pressione sull’ambiente diviene insostenibile. Poiché la conoscenza, per quanto grande sia, sarà sempre parziale, è necessario sviluppare anche la coscienza, che da sola sarebbe bastata ad evitare le infelici azioni appena descritte da Vittorio.

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