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Villacidrese alla disfatta, chiusi i cancelli del campo. Ora è guerra di nervi

martedì, 31 maggio 2011
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Una guerra di nervi. Continua senza scossoni – ma anche senza progressi – il calvario della Villacidrese.

Dopo la retrocessione e le infinite polemiche legate ai problemi burocratici, adesso è il momento del silenzio in casa biancoceleste dove sembra non funzionare più niente. Allenatore e giocatori contro la società, silenzio e orgoglio da parte dei dirigenti. Alla luce di quello che è accaduto la squadra è retrocessa, ora il momento di accumulare problemi su problemi.

Esattamente come prima, ma adesso non c’è più tempo per rimettere le cose a posto, la situazione è definitivamente precipitata e per dare un senso alla stagione non basterebbero mille parole. L’ultima doccia fredda è legata all’episodio dell’altro giorno quando i giocatori, il tecnico e lo staff hanno visto sbarrate le porte del campo. Non c’è più spazio nemmeno per l’allenamento, in casa biancoceleste il momento dei conti cammina parallelamente con quello dei problemi. Marroccu non parla, i suoi dirigenti nemmeno, l’unico a mettere in evidenza i problemi della Villacidrese è, come sempre, l’allenatore ogliastrino: uomo prima, tecnico dopo. Coerenza e continuità sono le sue armi, ma spesso deve avere a che fare con persone che pensano diversamente da lui: «Vado avanti», dice tranquillo, «so che ci sono tanti problemi, ma non posso fermarmi ora». La Squadra non può cambiare il corso delle cose, la Villacidrese sul campo è riuscita a salvarsi, nella gestione di ogni giorno la società ha buttato tutto all’aria. Adesso sperare non è più lecito, ora serve solo tenere i nervi saldi per non fare ulteriori errori: «La squadra e i ragazzi sono stati impeccabili», continua il tecnico di Triei, sul campo i suoi giocatori avrebbero salvato la categoria con due turni d’anticipo, eppure discorsi e soprattutto risultati sono ben diversi. La chiusura degli spogliatoi è l’ultimo atto di una vicenda che va avanti da mesi. Mercoledì, alla ripresa, la Villacidrese (o quel che ne rimane dal momento che in gruppo ci sono solo 12 giocatori) capirà molto di più. Non ci sono più i giocatori arrivati dalla penisola, in gruppo restano 12 atleti che non possono più lottare. Possono solo salvaguardare la propria dignità.

Federico Fonnesu – 30 maggio 2011  -  Fonte: www.unionesarda.it

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